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2006-10-28 Silo, La Reja, Buenos Aires, Ceremonia de Imposición

Nosotros vamos hacer una Ceremonia de Imposición. Y es para nosotros lo de la Fuerza y todo aquello. Vamos a repetir frases de ese texto. Y a medida que vamos diciendo esas frases, ayudan a lo que se está diciendo. Vamos a repetir como para ayudar a que uno vaya en esa dirección. Uno tiene formas de sintonizarse o no. La mejor forma de sintonizarse en estas cosas es meterse uno con sus cosas, en mi mente está inquieta, mi cuerpo no sé qué, bueno y después todo eso. Pero más que nada para ir tratando de conectarme con alguien que está adentro, que es uno mismo. Que es una buena persona. No hay por qué escaparle. Y hay que apuntarle a esa cosa interna de buena persona. Que todos, hasta uno tiene. Todo el planeta, todo el mundo tiene una buena persona adentro. Así qué tanta historia y tanta distancia cuando tenemos ahí algo para ponernos en sintonía. Con nosotros mismos. Con esa cosa interna que muchas veces no la vemos. Por supuesto que no la vemos cuando nos miramos al espejo. A ver cómo logramos esa sintonía. Vamos a ir repitiendo en algún momento algunas frases, hasta que logremos sintonizarnos. No con otros. No con el “todo” y esas cosas. No. Con uno. Con esa cosa profunda de cada uno. Con lo profundo de uno. Con esa cosa que no tiene tantas palabras.

2005-9-12 Silo, Conversation with messengers in Aranjuez

…We are placing a lot of emphasis on disorganization. It’s that we have to make an effort. It’s very extraordinary. Because many friends come from a different kind of work, of course. They come from a work where there are guidelines, calendars, prioritization of objectives, of ways of working. Well, we have known, people of the Message have known, they know activities that are done in other ambit, in other places that are highly organized. So, for the people who know those highly organized works, we tell them that what is prioritized in the Message is work that is highly disorganized. No, it’s not the same mold. But then, how are we going to create awareness? It is not going to be a systematic, directed kind of diffusion. It’s going to be a gaseous phenomenon, without a defined form. But then you guys are doing the opposite of what they are doing? I wouldn’t put it like that. I would say that we are doing a work that compensates other works. That what is not achieved in one way, is achieved in another way. That practically territorial, horizontal kind of expansion; here we are looking instead to set up beacons that give reference, a set of beacons, and people will see. People will see if they are interested in that beacon or not. People who navigate over the seas and the oceans see those beacons, or not, and they drown and sink. And we do our part and everything is fine. And what else can we do? Not much more. People are very creative. People will go and do things. Fine. That’s what I can tell you about this theme. And there is not much else. And what’s so new about that? Nothing. But it was nice to get together to see each other and to talk about this and to emphasize the disorganization. Because it’s not that mentality. It is another mentality. It is the mentality of the new times, disorganization. It’s where the system is heading. Ok, but the system is heading towards chaos. And so are we. We have nothing to control. What is happening with the system is that the centrifugal forces are increasingly intense. And those centrifugal forces carry in within them contradictions of all kinds, aggressions and contradictions and alterations and that whole process that we are starting to see in the world, which for sure is not very interesting. And what, are we going to do the same thing? No, we are not. Our disorganization is of a different kind, and our work is in reality very relational. And that disintegration is produced not only at the political, social and economic level, but continues at the interpersonal and personal levels as well. And nobody is gaining or will gain with that. But this process is happening, this disaster is happening. We have not created it, nor are we interested in it being created, but we will do our part. And we will adapt to this disorganization with our gaseous, vaporous, unstructured form, which will seep under the doors. It will reach everywhere. These are the things we can talk about, because really there isn’t much more. There really isn’t much more. So rather than working with the structured, we work with the unstructured. Instead of the full we work with the empty. Instead of clothes we work with people. Instead of simply formal exteriority, we work with interiority. And we do not oppose one thing to another. We complement, we complement. And our halls will be empty. But you are going to build something so that there will be nothing? Exactly! Because there will be more than just nothing. There will be people there. And what those people need is an environment, a place where they can do their things. But they don’t need pictures, or hanging things on the walls. On the contrary, they need to be able to make contact with themselves. That’s what will certainly be the most important. To make contact with themselves…

2005-9-12 Silo, Conversazione con messaggeri ad Aranjuez

…Stiamo enfatizzando molto la disorganizzazione. È che dobbiamo fare uno sforzo. È qualcosa di molto straordinario. Perché molti amici vengono da un altro tipo di lavoro, com’è logico; vengono da lavori dove ci sono orientamenti, calendari, priorità di obiettivi, priorità di metodi di lavoro. Bene, abbiamo conosciuto… gente del Messaggio ha conosciuto, conosce lavori che si fanno in altro ambito, in altri luoghi che sono altamente organizzati. Allora, alla gente che conosce quei lavori altamente organizzati, diciamo che, nel Messaggio, quello a cui si dà priorità è il lavoro altamente disorganizzato. No, non è lo stesso stampo, non è lo stesso stampo. Ma, allora, come si fa una diffusione? Non sarà una diffusione sistematica, direzionata. Sarà un fenomeno gassoso, senza forma definita. Ma allora voi state facendo il contrario di quello che fanno…? Io non la metterei così. Io direi che stiamo facendo un lavoro che compensa altri lavori. Che quello che non riesce in un modo, riesce in un altro. Quell’espansione quasi territoriale, quasi orizzontale… qui si cerca piuttosto una posa di fari che diano riferimento, una posa di fari e la gente vedrà. La gente vedrà se le interessa quel faro o se non le interessa. La gente che naviga per i mari e per gli oceani, vede i fari o non li vede, e affoga, e va a fondo. E noi facciamo la nostra parte e tutto bene. E cos’altro possiamo fare? Non molto di più. La gente stessa è molto creativa. La gente farà cose. Bene. Questo è quello che posso commentarvi su questo tema. E non c’è molto di più. E qual è la novità? Nessuna. Però era bello riunirsi per guardarsi in faccia e per parlare di questo e per enfatizzare la disorganizzazione, perché non è questa testa. È un’altra testa. È la testa dei nuovi tempi, la disorganizzazione. È dove va il sistema. Sì, bene, però il sistema va verso il caos. Anche noi. Non abbiamo nulla da controllare. Quello che sta succedendo nel sistema è che le forze centrifughe sono sempre più intense. E quelle forze centrifughe portano in sé contraddizioni di ogni tipo, aggressioni e contraddizioni e alterazioni e tutto quel processo che iniziamo a conoscere nel mondo, che non è certamente molto interessante. E che? Faremo la stessa cosa? No, non faremo la stessa cosa. La nostra disorganizzazione è di un altro tipo, e il nostro lavoro è, in realtà, molto, molto di relazione. E se si produce quella disintegrazione non solo a livello politico, sociale, economico, si continua producendo quella disintegrazione anche a livello interpersonale e a livello personale. E qui nessuno ci sta guadagnando né ci guadagnerà con questo. Però quel processo va, quel disastro va. Noi non l’abbiamo creato, né ci interessa che si crei, però noi faremo la nostra parte e ci adatteremo a quella disorganizzazione con la nostra forma gassosa, vaporosa, non strutturata, che filtrerà sotto le porte. Giungerà dappertutto. Queste sono le cose di cui possiamo conversare, perché in realtà non c’è molto di più. Veramente, non c’è molto di più. Cosicché, piuttosto che con lo strutturato, lavoriamo con il destrutturato. Anziché col pieno lavoriamo con il vuoto. Anziché con i vestiti, lavoriamo con le persone. Anziché con l’esteriorità, semplicemente formale, lavoriamo con l’interiorità. E non contrapponiamo una cosa all’altra. Complementiamo, complementiamo. E le nostre Sale saranno vuote. Ma come? Costruiscono una cosa perché non ci sia nulla? Effettivamente! Effettivamente, perché ci sarà qualcosa di più del nulla. Ci saranno persone. E quello di cui quelle persone hanno bisogno è un ambiente, un luogo dove possano fare le loro cose. Ma non c’è bisogno né di quadri né di cose appese, né… Hanno bisogno, al contrario, di poter prendere contatto con se stesse. È quello che conta, in definitiva: prendere contatto con se stesse…